Nuove prospettive per l’immunoterapia. Secondo un nuovo studio internazionale, le cellule che si muovono in gruppo rendono il tumore al seno più invasivo, ma anche più intercettabile dal sistema immunitario.

Lo studio guidato dall’Italia con l’Ifom, l’Istituto Airc di Oncologia Molecolare di Milano, e pubblicato a maggio e in attesa di modifiche sulla rivista Nature Communication, si è concentrato sul carcinoma duttale in situ, una forma precoce di tumore al seno che rappresenta oltre il 20% delle diagnosi. In questa forma tumorale, le cellule cancerose – come in un branco – crescono e spesso rimangono all’interno della ghiandola mammaria, ma in alcune pazienti il tumore si evolve in questa maniera più invasiva.

Il problema, spiega Giorgio Scita di Ifom e Università di Milano, è che attualmente non si riesce a prevedere quali lesioni seguiranno l’una o l’altra strada. “I dati emersi nel nostro studio contribuiscono a chiarire che cosa accade quando un tessuto tumorale confinato acquisisce proprietà più fluide e invasive”, prosegue. Al centro del processo c’è la proteina Rab5a, che quando è attiva conferisce maggiore mobilità alle cellule che normalmente sarebbero bloccate, facendo sì che inizino a muoversi in gruppo.