Le fragole prodotte nell’Unione europea sono significativamente contaminate da miscele di pesticidi altamente tossici: è quanto emerge dalla nuova indagine condotta da Greenpeace Italia nell’ambito della coalizione Pesticide Action Network, che ha analizzato 41 campioni di fragole provenienti da undici Paesi europei. I risultati sono stati diffusi in concomitanza con l’inizio del dibattito sul pacchetto Omnibus al Parlamento europeo che, se approvato, comporterebbe una serie di pericolosi passi indietro sull’uso dei pesticidi e la protezione della salute e dell’ambiente.
Il 61% dei campioni europei analizzati contiene più di un residuo di pesticida e quelli identificati più frequentemente sono due interferenti endocrini, cioè sostanze pericolose per la salute perché alterano il funzionamento del sistema ormonale. Inoltre, il 56% dei pesticidi individuati appartiene al gruppo dei cosiddetti "pesticidi più pericolosi", che avrebbero dovuto essere progressivamente eliminati già dal 2011. Infine, pesticidi contenenti Pfas sono stati rilevati nel 58% dei campioni analizzati.
Nelle fragole acquistate in Italia sono stati rilevati in media 2,4 residui di pesticidi per campione, con un massimo di sei sostanze per un singolo campione: soltanto uno dei cinque campioni analizzati è risultato privo di residui. Tra le sostanze individuate, figurano il fludioxonil e il cyprodinil, ambedue classificati come interferenti endocrini. Inoltre, quattro campioni contenevano almeno un pesticida appartenente alla famiglia dei Pfas, due campioni almeno un pesticida neurotossico, mentre quattro campioni non rispetterebbero i limiti previsti per gli alimenti destinati ai neonati. Di contro, un campione di fragole biologiche di origine italiana acquistate in Austria è risultato completamente privo di residui di pesticidi.








