«Sono veramente stordito». Il giornalista Sigfrido Ranucci non sa trovare spiegazione. Valter Lavitola? «È un amico». L’attentato? «Un messaggio a qualcun altro. Forse perché non mi arrivassero certe informazioni». Imprenditore, faccendiere, ristoratore, Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report. «Ci sentiamo al telefono molto spesso. Chiamate e messaggi settimanali se non giornalieri», dice Ranucci. Che non nasconde lo smarrimento: «Sono sconcertato». Lavitola è un uomo vicino ai poteri forti, all’ex presidente Berlusconi e a quel mondo dell’imprenditoria che lambisce le sfere criminali. Mille vite e mille vicissitudini, anche giudiziarie. Ranucci lo conosce bene: «Negli anni abbiamo creato un rapporto. Ma come con me, Lavitola ha rapporti con tanti altri giornalisti». Di quel legame, il conduttore di RaiTre non ha mai fatto mistero. Al contrario: «Nel 2023, il Riformista aveva pubblicato una foto che mi ritraeva a cena con lui e altri nel suo ristorante. Il senatore Gasparri, in commissione di vigilanza Rai, aveva chiesto spiegazioni. E io avevo detto sinceramente che tra noi c’era un rapporto di amicizia. Con me e, torno a ribadire, con tanti altri». Poi specifica: «Ci siamo sempre visti al ristorante, nulla di strano. Sono anni che mi muovo sempre e solo con la scorta». Per gli inquirenti della procura di Roma, Lavitola è l’uomo che ha inviato quattro criminali campani a piazzare un ordigno davanti a casa di Ranucci a Pomezia. «Sono certo che non avrebbe mai voluto fare del male né a me né alla mia famiglia», riflette il giornalista. Eppure quella bomba, realizzata con gelatina da cava, secondo gli investigatori avrebbe potuto produrre un’onda irregolare con effetti imprevedibili, sia in termini di potere sia di estensione dei danni. Un’intimidazione? Un ammonimento? Ranucci ha una sua tesi: «Credo che si sia trattato di un messaggio da inviare a qualcuno tramite me. Probabilmente per farlo stare zitto e non farmi arrivare certe notizie». Eppure Lavitola pare sia stato fonte di alcune inchieste di Report, tra cui quella, nel 2019, sugli appalti dei canadair e degli elicotteri che spengono gli incendi boschivi. «Ci sentiamo spesso. Si è parlato di politica, degli attacchi da me subiti, mi ha chiesto consigli su alcuni progetti», sottolinea Ranucci. Nelle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto dei quattro criminali campani considerati gli esecutori dell’attentato, si parla di un «favore». Ranucci ironizza: «Di certo non un favore a me. Ho dovuto ricomprare due auto, ho l’esercito davanti a casa. E sicuramente non avevo bisogno di visibilità, al contrario».
Ranucci: “Sono sconcertato. Lavitola è un amico”
Il giornalista Rai vittima di un attentato: «Sono certo che non avrebbe mai voluto fare del male né a me né alla mia famiglia»










