I Giochi dell’XI Olimpiade, che si svolsero a Berlino nell’agosto del 1936, furono un archetipo moderno di propaganda politica attraverso lo sport. Erano i primi a essere trasmessi in televisione, seppure a circuito chiuso. Ebbero una monumentale copertura cinematografica, resa immortale dal celebre film Olympia della regista Leni Riefenstahl.

Tuttavia, il rapporto tra il regime nazista e l’organizzazione sportiva fu più sfumato di quanto si creda. I nazisti non controllarono mai direttamente gli arbitraggi, i sorteggi, lo svolgimento tecnico delle competizioni. Tutto rimase sotto l’autorità del Comitato Olimpico Internazionale, presieduto dal conte belga Henri de Bailly-Latour, successore del barone Pierre de Coubertin. Tutto avvenne in piena collaborazione tra CIO, federazioni sportive internazionali e Comitato Organizzatore Tedesco. Nonostante che la indipendenza delle istituzioni sportive sia solo un principio astratto, i nazisti ritennero che manipolare apertamente i risultati delle gare non fosse una buona idea. Condizionare le gare in modo esplicito avrebbe minato la legittimità dello spettacolo, diffuso nel mondo a propria immagine e gloria. Il valore propagandistico fu sì enorme, ma sviluppato altrimenti.