Lo sdegno del mondo per l'ennesima invasione di Trump, stavolta nel calcio. L’ottavo di finale tra Stati Uniti e Belgio, giocatosi nella notte a Seattle, è diventato un caso internazionale ancor prima del calcio d’inizio. Appellandosi all'articolo 27 del codice disciplinare, la Fifa ha infatti deciso di sospendere – con la condizionale di un anno - la squalifica di una giornata, rimediata da Folarin Balogun con un rosso diretto nei sedicesimi contro la Bosnia, consentendo all’attaccante (già prima di ieri miglior statunitense con un assist e tre gol) di essere regolarmente a disposizione del commissario tecnico Mauricio Pochettino. Una scelta senza precedenti nella storia recente della Coppa del Mondo. Furiosa, la Federazione belga ha urlato allo "scandalo" e presentato subito ricorso, giudicato però «inammissibile» e quindi immediatamente respinto. Il ct (ex Roma) Rudi Garcia ancora più contrariato: «Non pensavo che il pesce d'aprile per la Fifa si tenesse il 5 luglio». Ma questa vicenda va ben oltre l'aspetto sportivo. Con la solita tracotanza politica, Trump ha infatti ammesso le sue pressioni su Infantino: «Ho parlato con Gianni e ho chiesto una revisione a un uomo molto rispettato per rimediare a un'ingiustizia perché amo lo sport e quello di Balogun su Muharemovic non era fallo, ma un normale scontro di gioco». Il presidente Usa ha lanciato pure ombre sull'arbitro brasiliano Raphael Claus, colui che giovedì scorso aveva estratto il rosso: «Se guardate al suo passato, è un po' sospetto». L'imprenditore Scott Goodwin avrebbe portato all'amministrazione Trump una serie di accuse su presunte irregolarità del fischietto brasiliano, ma in patria lo difendono: «Professionista esemplare, la sua integrità non può essere messa in dubbio».