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«Gridava aiuto, aiuto, aiuto. Erano urla di dolore. Da allora sono scossa e non riesco ancora a riprendermi». A parlare è una condomina del sesto piano del palazzo di via Sampolo 486, dove domenica mattina è stato ucciso Francesco Spataro. Era in casa quando dal secondo piano ha riconosciuto i suoi lamenti.«Saranno state le undici e mezza, mancava poco a mezzogiorno - dice -. Con me c’era la vicina di pianerottolo: lei è scesa subito per capire che cosa stesse accadendo. Quando è tornata, era sconvolta. Mi ha detto: “Ha una ferita alla spalla e perde tantissimo sangue”. Non siamo riusciti a soccorrerlo e abbiamo telefonato immediatamente al 118. Aspettavano l’ambulanza ma sono arrivati prima i carabinieri. È stata una tragedia. Spataro lo avevo visto qualche volta. L’altro, l’assassino, invece non lo conoscevo o comunque non ci avevo mai fatto caso. Nessuno poteva immaginare una cosa del genere». Qualcuno si è affacciato sulle scale, altri sono rimasti dietro la porta: «Non conoscevo quelle persone - spiega la signora - però sentire qualcuno che soffre così, è una cosa che ti resta. Ho ancora paura».

Subito dopo sono stati tutti evacuati, mentre proseguiva la trattativa con l’uomo barricato in casa: «È stata un’odissea. Ci hanno fatto uscire e siamo rimasti fuori per ore - raccontano altri -. Non sapevamo quando saremmo potuti rientrare. Eravamo spaventati che potesse succedere qualcos’altro, perché dentro c’era una persona che aveva aperto il gas con il rischio di un’esplosione».Un’altra testimone ha svelato di avere sentito la vittima mentre era sul balcone. «Stavo stendendo la biancheria, mi sono affacciata e ho capito tutto. Quelle scene che di solito guardiamo in televisione questa volta lo abbiamo vissuto noi».In casa con lei c’era anche la figlia di tredici anni. «Per una ragazzina è difficile assistere a una cosa del genere..»L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola oggi e in edizione digitale