Da tempo accadono strane cose nell’appartamento al 486 di via Sampolo, secondo piano, interno 4. A parte il delitto di ieri, i cui contorni devono ancora essere del tutto definiti (il pm di turno era il procuratore aggiunto Caterina Malagoli), dai racconti dei vicini di casa piovono dettagli che lasciano pensare a una cupa atmosfera attorno a quelle stanze.Tre anni fa un inquilino era stato portato misteriosamente via in manette dalle forze dell'ordine, nessuno ne ha più saputo nulla. L'anno precedente anche una signora era stata allontanata: urlava, faceva casino, era ingestibile, insomma non stava bene e pare soffrisse di disturbi di natura psichiatrica.In generale, però, nella vita di tutti i giorni quell'appartamento, che veniva affittato a «pezzi», non aveva mai dato particolari noie al condominio. La porta si apriva e si chiudeva spesso, gli inquilini cambiavano con una certa frequenza, ma il resto del palazzo continuava la sua routine.Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa sembrava essersi incrinato. Da venerdì scorso diversi condomini raccontano di avere sentito rumori insoliti: passi continui, sciacquoni ripetuti in piena notte, porte sbattute, movimenti a orari inconsueti.Episodi che, presi singolarmente, non avrebbero destato sospetti, ma che ora, alla luce di quanto accaduto, vengono riletti con occhi diversi.Angelo Majorino abita un piano sotto ed è un signore distinto, costretto - in pantofole sul marciapiede di fronte allo stabile - ad attendere di poter rientrare, ma sarà lunga. «Il nostro è un palazzo tranquillo - spiega -. Solo quell'appartamento del secondo piano ha dato noie. Qualche tempo fa un signore è andato via, se n'è andato altrove: si lamentava che non gli consentissero di fare la doccia».Una storia di piccole vessazioni e dispetti, insomma, che, se confermata, dice molto del clima che si respirava in quelle affaticate convivenze fra uomini maturi, costretti a condividere spazi e regole.Attriti quotidiani, incomprensioni, rapporti diventati via via più difficili che, secondo chi vive nel palazzo, avrebbero alimentato tensioni mai del tutto sopite. Ora non si capisce bene se Francesco Spataro, ex di Almaviva, e l’uomo che poi lo ucciderà, Francesco Cusumano abbiano cominciato a litigare dentro l'appartamento, per poi concludere la discussione tragicamente sul pianerottolo, oppure se avessero percorso insieme le scale per rientrare in casa quando la situazione è precipitata.Secondo il racconto della portinaia, il presunto assassino aveva preso una camera in affitto da meno di un mese. «Il proprietario mi aveva chiamato dicendomi che potevo consegnargli il mazzo di chiavi e che aveva già pagato quattro mensilità anticipate». Come dire, tutto sembrava in ordine...L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola oggi e in edizione digitale
L'omicidio di via Sampolo a Palermo, i vicini e la portinaia: da tempo nella casa accadevano cose strane
«Qualche tempo fa un signore è andato via, se n'è andato altrove: si lamentava che non gli consentissero di fare la doccia»













