Sarà anche largo il campo ma per ora è ben poco profondo. Invece di cominciare a dividersi le poltrone, ripetendo facili ritornelli di critiche e accuse al governo di destra, le forze progressiste dovrebbero cominciare a parlare seriamente di cultura – perché no?, anche di poesia e di teatro, ovvero le espressioni artistiche più povere e nobili. Ripensando senza pregiudizi agli errori fatti in questo settore, nel trentennio ormai di sudditanza all’ordoliberismo, con le riforme di Veltroni prima e di Franceschini poi che hanno di fatto consentito alla destra di partire all’assalto.

La vera battaglia si gioca su questo fronte ‘dei contenuti’, e non del contenitore, ché altrimenti si alimentano soltanto l’idea antipolitica che non possano esserci differenze sostanziali nella gestione del potere e la convinzione che la democrazia abbia ceduto definitivamente il passo alle nuove oligarchie plutocratiche.

Così, per ogni foto di vertice, per ciascun rito partitico o mediatico, per ogni incontro con i maggiorenti locali, Conte, Schlein e tutti gli altri leader campolarghisti dovrebbero imporsi un sano confronto aperto con una poetessa magari poco nota, con un personaggio del teatro artistico, con un animatore culturale autentico e socialmente impegnato.