HomeMilanoCronaca"Addio Caruso, eri la memoria della comunità""Caruso, sarà strano arrivare sotto casa e non trovarti alla finestra, entrare nel bar e non vederti seduto a chiacchierare"....Francesco Caruso si trasferì a Milano da Trani nel 1956 insieme alla famigliaRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguici"Caruso, sarà strano arrivare sotto casa e non trovarti alla finestra, entrare nel bar e non vederti seduto a chiacchierare". La figlia Angela ricorda che "anche in famiglia chiamavamo affettuosamente mio papà per cognome", perché Francesco Caruso, storico barista, era un’istituzione per tutti nel quartiere Comasina. Se n’è andato nei giorni scorsi, a 83 anni, a causa di una malattia fulminante. "Ma fino alla fine è rimasto “lui“, umorismo compreso". La parrocchia di San Bernardo era stracolma, venerdì, per l’ultimo saluto. Originario di Trani, in Puglia, Caruso era arrivato a Milano con la famiglia nel 1956. Aveva 13 anni. La trattoria aperta dai suoi genitori l’anno dopo in via Litta Modignani all’angolo con via Val di Bondo fu la prima attività commerciale della zona ad avere un telefono e una tivù, davanti alla quale le persone si radunavano per guardare i quiz di Mike Bongiorno. Nel 1961, lo spostamento in via Val Di Bondo all’angolo con via Esculapio, sede dell’attuale bar con cinque vetrine. Francesco ha raccolto il testimone dei genitori insieme alla moglie Rosa Stella con cui prima di morire ha festeggiato 58 anni di matrimonio. In quel locale sono cresciuti i figli Mario e Angela, poi i cinque nipotini Elisa, Michele, Emma, Olivia e Matteo Francesco. Al funerale hanno strappato sorrisi le parole scritte da Emma, lette dal pulpito: "Ispeziona per noi tutti i bar del paradiso e dicci qual è il migliore". A gennaio del 2019 era andato in pensione, cedendo il bar a nuovi gestori. Ma ogni giorno era lì: non se n’è mai andato davvero.