Le due vigilesse baresi Rosalinda Biallo, 57 anni, di Triggiano, e Anna Losacco, 61 anni, di Bari, avevano «la piena consapevolezza» del «prestigio criminale» di Fabio Fiore, braccio destro di Tommy Parisi, «quale figura di riferimento e protezione tollerata, se non avallata, nell’espletamento dell’attività professionale. È su questa base che la Corte d’appello di Bari (Sezione lavoro, presidente e relatore Manuela Saracino ha motivato la sentenza che ha ritenuto giustificato il licenziamento delle due vigilesse coinvolte nelle intercettazioni dell’inchiesta Codice Interno. Le condotte delle due vigilesse sono «ampiamente contrarie al minimo etico» richiesto ai dipendenti pubblici: «La condotta ascritta - dice la sentenza - risulta particolarmente grave e i fatti, seppur non perseguiti penalmente, sono indubbiamente di gravità tale da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro».

Le due donne avrebbero chiesto per tre volte la «protezione» di Fiore, arrestato in Codice Interno e condannato in abbreviato a sette anni. In un caso gli avrebbero chiesto di punire l’uomo che le aveva minacciate e insultate dopo aver ricevuto una multa. Le due si erano difese sostenendo di non essere a conoscenza dei rapporti di Fiore con il clan Parisi. La Corte non ci ha creduto, sia perché Fiore era stato arrestato nel 2009 nell’operazione «Domino» in quanto ritenuto autista del boss Savino Parisi, sia perché le telefonate delle vigilesse «non erano volte a coltivare un semplice rapporto di amicizia, come sostenuto dalla difesa attorea, bensì ad ottenere dal medesimo [Fiore], in occasione degli episodi contestati, una forma di protezione in ragione della sua caratura criminale».