Il licenziamento intimato alle due vigilesse coinvolte nell’indagine Codice Interno è proporzionato rispetto ai fatti contestati. Lo ha deciso la Corte d’appello di Bari, ribaltando la sentenza che a luglio dello scorso anno ne aveva disposto la reintegra ritenendo congrua la sospensione dal servizio (già scontata) e condannando il Comune a pagare gli arretrati.

Giovedì i giudici di appello (Sezione lavoro, presidente e relatore Manuela Saracino) hanno quindi accolto il ricorso del Comune, cui si era associata ad adiuvandum la Procura generale, respingendo l’appello incidentale di Rosalinda Biallo, 57 anni, di Triggiano, e Anna Losacco, 61 anni, di Bari, che erano state riammesse in servizio ad agosto scorso.

La vicenda ruota intorno ai presunti legami delle due vigilesse con Fabio Fiore, 43 anni, all’epoca dei fatti incensurato, arrestato nel blitz Codice Interno del febbraio 2024 perché ritenuto il braccio destro di Tommy Parisi, figlio del boss Savinuccio: era accusato di associazione a delinquere finalizzata a reati in materia di armi e alla raccolta clandestina delle scommesse, con l’aggravante di aver favorito una consorteria mafiosa. Le due donne tra 2017 e 2018 avrebbero chiesto per tre volte la «protezione» di Fiore. In un caso per punire un uomo che le aveva minacciate e insultate dopo aver ricevuto una sanzione, e che poi era stato «rintracciato» nel quartiere Japigia. Secondo l’informativa della Squadra mobile che ha ricostruito il caso, le vigilesse «non solo non hanno denunciato il responsabile di tali comportamenti, ma riconoscendo a Fiore autorità e potere mafioso lo hanno contattato per metterlo al corrente del comportamento penalmente rilevante tenuto dal trasgressore». I poliziotti hanno rilevato che l’auto dell’uomo che aveva apostrofato le vigilesse è stata rubata tra il 15 e il 16 luglio 2017 per poi essere ritrovata dai carabinieri, lo stesso giorno della denuncia, a poca distanza dalla strada in cui viveva il «trasgressore».