Per anni il dibattito sulla disinformazione online si è concentrato quasi esclusivamente su Facebook, X e le grandi piattaforme centralizzate di proprietà di colossi tecnologici. Ma mentre l’attenzione pubblica resta ancorata a questi ecosistemi, una parte crescente della circolazione informativa si sta spostando altrove: nei social decentralizzati, dove la moderazione è distribuita e le regole non sono uniformi.
È in questo contesto che si inserisce il caso Roska Bridge, analizzato dai ricercatori di CheckFirst. L’ipotesi è che alcune reti di account e sistemi automatizzati sfruttino strumenti di cross-posting per far circolare contenuti tra Mastodon e Bluesky in modo coordinato, generando ondate di pubblicazione difficili da intercettare in tempo reale. Il meccanismo descritto è relativamente semplice nella sua logica, ma complesso nei suoi effetti. Attraverso servizi di sincronizzazione tra piattaforme, contenuti originati da fonti già note per la loro attività propagandistica vengono ripubblicati e amplificati su più ambienti digitali. Questo crea una sorta di effettoeco” in cui lo stesso messaggio si muove rapidamente tra reti diverse, aumentando la sua visibilità prima che eventuali sistemi di moderazione intervengano.








