HomeComoCronacaCaserma intitolata al maresciallo Sebastiano D’Immè, ucciso da un rapinatore a 31 anniLa cerimonia al comando provinciale dei carabinieri, a 30 anni dalla morte: “Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere, spinto fino all’estremo sacrificio”. Fu insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoriaLa cerimonia con la madre e la moglie del maresciallo Sebastiano D’ImmèRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguici
Como – «Distinguere tra memoria e ricordo, dove la memoria racchiude la capacità di conservare l’esperienza e l’informazione, e il ricordo, che arriva dal cuore, richiama alla mente qualcosa che si è trasformato in emozione». Sentimenti evocati ieri dal comandante interregionale Riccardo Galletta, generale di corpo d’armata, durante la cerimonia di intitolazione del comando provinciale carabinieri di Como al maresciallo ordinario Sebastiano D’Immè, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, nel trentesimo anniversario del gesto che gli era costato la vita, a soli 31 anni. «Un esempio ancora vivo – ha aggiunto – in chi ogni giorno assolve il proprio dovere silenziosamente».
La cerimonia
L’omaggio
Introdotta dal comandante provinciale colonnello Francesco Falcone, alla presenza della moglie di D’Immè, della madre e dei familiari, l’intitolazione è stata preceduta dalla lettura della motivazione, che in poche parole racchiude quel momento drammatico avvenuto a Locate Varesino il 6 luglio 1996: «Addetto al Nucleo operativo di comando provinciale, nel corso di predisposto servizio antirapina svolto unitamente a parigrado, intercettava due pericolosi pregiudicati a bordo di un’autovettura di provenienza furtiva. Percependo che gli stessi, avvedutisi di essere stati individuati, potessero sottrarsi al successivo controllo già predisposto con il concorso di personale di rinforzo, non esitava ad affrontare i malviventi, venendo però fatto segno a violenta azione di fuoco. Benché colpito in più parti del corpo, con eccezionale coraggio e non comune determinazione, replicava con l’arma in dotazione finché si accasciava esanime al suolo. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere, spinto fino all’estremo sacrificio».









