Israele07 luglio 2026 alle 00:50

Tel Aviv.

A vent’anni dalle ultime legislative, dopo mesi di negoziati dall’annuncio del fragile cessate il fuoco nell'ottobre scorso, il governo di Hamas ha dato il primo segnale di voler mollare la presa su quel fazzoletto di terra devastato che è la Striscia di Gaza. Solamente intorno al 40% dei 365 kmq che è l’enclave palestinese è ancora sotto il governo di Hamas, un’area dove si ammassano quasi 2 milioni di palestinesi. Il resto è occupato dall’Idf che minaccia di espandersi ulteriormente. Durante una conferenza stampa a Gaza City, Ismail al-Thawabta, direttore dell’ufficio stampa di Hamas, ha annunciato le dimissioni di Muhammad al-Farra, capo del comitato di emergenza del governo di Hamas, e lo scioglimento dell'organismo «per facilitare la transizione al Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza (Ncag)», l’organo amministrativo previsto dal piano di Trump per Gaza, sottoposto al Board of Peace. Al-Thawabta ha poi precisato ai media palestinesi che «non ci sarà alcun vuoto amministrativo», che ai “dipendenti statali” (si stima siano 50mila busta paga di Hamas) verrà garantita la continuità sotto la futura amministrazione e che - il punto che più allerta gli oppositori del Movimento Islamico - «il ministero dell'Interno continuerà a gestire la sicurezza». Ali Shaath, il capo del Ncag nominato a inizio anno e ancora di stanza al Cairo, ha affermato che il Comitato è «pienamente pronto ad assumere le proprie responsabilità, non appena ci saranno i requisiti necessari: un’unica autorità, un’unica legge, un’unica forza armata».