Paola Brunese, presidente del Tribunale per i minori, parteciperà alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in programma domani in Prefettura. Un vertice che vedrà anche la presenza del ministro Piantedosi. È stato proprio il responsabile del Viminale, l’altra sera, ad annunciare la sua visita in città dopo i fatti, drammatici, di Montesanto - la rissa, la sparatoria, un uomo in giro con il mitra - per i quali, nel giro di poche ore, la Polizia, coordinata dalla magistratura, ha fermato tre persone. Un vertice importante.
«Senza dubbio». Il ministro a Napoli. «Un segnale di attenzione che fa sempre bene. Tenere accesi i riflettori sollecita tutti al giusto impegno per cercare di risolvere i problemi». Ci sarà anche lei, quindi. «Certo. Ho appena ricevuto l’invito e domani sarò in Prefettura. Voglio anche aggiungere che apprezzo in modo particolare la concretezza e il grande lavoro quotidiano di Michele di Bari».Il prefetto. «Sempre presente, pronto a fare la sua parte in ogni circostanza. Rappresenta senza dubbio una garanzia, penso anche alle zone rosse che ha introdotto, strumento importante per rafforzare la sicurezza urbana e tutelare i cittadini». A proposito di sicurezza. Ha visto che cosa è successo qualche sera fa in piazzetta Montesanto, roba da Sud America. «Episodio gravissimo e inaccettabile, l’intervento delle forze dell’ordine è stato immediato ed efficace, ma facciamo attenzione a non cedere a rappresentazioni distorte: Napoli non è Caracas. Un episodio, per quanto eclatante, non può diventare il metro con cui giudicare un’intera città». Possiamo stare tranquilli, quindi. «Non ho detto questo. Anzi. È proprio l’insicurezza - purtroppo - ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni e la tentazione di mettere in pratica l’autotutela». Autotutela in che senso? «Molti ragazzi si giustificano dicendo che se escono con in tasca un coltello, è solo per sentirsi più sicuri, più protetti. Sono abbastanza convinta che, almeno in alcuni casi, dicano il vero». Quindi, che fare? «Rafforzare il controllo dei territori a rischio e rendere quanto più rapida possibile la risposta giudiziaria: la percezione di una reazione immediata - e concreta - rappresenta un deterrente decisamente efficace. Tuttavia - sia ben chiaro - la prevenzione non può essere delegata solo allo Stato: le famiglie devono fare la loro parte». Ha parlato di controllo dei territori. «E aggiungo: un controllo diversificato, quartiere per quartiere, tenendo conto delle criticità delle singole zone. È chiaro che Chiaia o il Vomero sono diverse dal Vasto e Scampia. Sarebbe un errore, secondo me, pensare di poterle gestire allo stesso modo». Torniamo alle famiglie. «Le coinvolgo con un esempio. Il comune denominatore delle azioni violente messe a segno dai più giovani è quasi sempre l’orario in cui si verificano, per lo più a tarda notte, quando i ragazzi non dovrebbero essere in strada ma a letto». Colpa di chi non li controlla. «Ovvio. Bisogna sorvegliarli, è un compito che spetta prima di tutto alle famiglie. So bene che non è facile, ma la notte non devono farli uscire da soli e non credo che si possa ipotizzare una limitazione della loro libertà». Famiglie più presenti, dunque. «Più presenti non solo per il controllo ma anche per l’ascolto. I ragazzi hanno bisogno del dialogo, del confronto con gli adulti per ricevere consigli, conforto e rassicurazioni». Se i genitori rappresentano la prima agenzia educativa, la scuola è la seconda. «Fondamentale. Agli adolescenti va insegnata la non violenza, è tra i banchi che devono imparare che cosa vuol dire il rispetto degli altri, della libertà degli altri. Devono imparare il valore dell’istruzione, la soluzione pacifica dei conflitti e l’importanza di vivere nella legalità». Ha più volte parlato dell’importanza di “fare rete”. «È indispensabile. Istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, enti locali, scuola, associazioni e cittadini: solo attraverso un’azione condivisa e costante si possono prevenire fenomeni di violenza e rafforzare il tessuto sociale. La sicurezza, e non solo quella, non si costruisce solo con i controlli: si costruisce ogni giorno con la presenza dello Stato, con la responsabilità condivisa e con una comunità che sia in grado di non lasciare indietro nessuno».










