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Massimiliano Nerozzi, inviato ad Atlanta
Si alimenta il caso dell'intervento del presidente americano per far rimuovere la squalifica di Balogun
È un po’ come il Watergate — con funzionari dell’amministrazione Usa e miliardari finanziatori che hanno ficcato il naso nella faccenda — solo che Donald Trump è più sfacciato di Richard Nixon: «Ho visto la partita, sono uno che ama lo sport e quello non era fallo — ha detto il presidente in diretta tv — e questo arbitro è un po’ sospetto, se guardi il suo passato. Ha preso una decisione da non crederci, un cartellino rosso, che non sapevo neppure cosa significasse, al nostro miglior giocatore». Così, ha telefonato all’amico Gianni Infantino, boss del calcio mondiale: «Sì, e ho chiesto una revisione della decisione alla Fifa». Infantino non ha fatto una piega, as usual: «Trump mi ha chiamato, ma gli ho spiegato che la procedura legale era in mano a organi giudiziari indipendenti».
L’interventoDetto, fatto, la squalifica di Folarin Balogun è stata sospesa dalla Commissione disciplinare, permettendo all’attaccante di giocare gli ottavi contro il Belgio. Il pallone poté più dei dazi, da come s’è compattata l’Europa: basito il vice premier e ministro degli Esteri belga Maxime Prevot — «così si minano le regole dello sport e la capacità della Fifa di difendere in modo credibile il fair play» — e mai così furibonda la Uefa, il governo continentale del calcio. Con una nota che è un capo d’imputazione: «La Fifa ha oltrepassato un limite invalicabile, è una decisione senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile».










