Una conchiglia trasformata in strumento sonoro, usata per secoli dai pescatori per comunicare in mare, oggi torna a vivere grazie a un percorso culturale che unisce storia, musica e relazione. A riportarla al centro dell’attenzione è stato Giovanni Grasso, del Centro Studi Acitrezza (presieduto da Antonio Castorina), che ha avviato anche un corso per imparare a “suonarle” e un progetto di evoluzione dello strumento attraverso il Collettivo Brezza. Un viaggio nella memoria che guarda al futuro e che dal 2023 ha permesso ai suonatori di brogna di far parte del Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia».

Cosa sono le brogne e com’è nato questo progetto?«Sono delle conchiglie e diventano “brogne” quando si trasformano in uno strumento sonoro. Nel nostro mare la più diffusa è la Charonia lampas (o Nodifera), che vive a circa 130 metri di profondità. È una variante della Charonia tritonis, la conchiglia che vediamo nelle raffigurazioni antiche del dio del mare Tritone. L’uomo la utilizza da migliaia di anni. Una testimonianza archeologica importante arriva dalla grotta di Marsoulas, sui Pirenei: è stata ritrovata una conchiglia con l’apice spezzato e dei fori praticati per produrre suoni diversi. È una vera prova perché sulla parete della grotta c’è anche un disegno di un cerimoniere che la suona, e parliamo di 18mila anni fa».