<p>I risultati dell’impatto sull’<strong>indice di solvibilità</strong> delle grandi compagnie di assicurazione se i titoli del debito pubblico non fossero più considerati risk free sono stati inviati ad <strong>Ivass</strong> a fine giugno.

L’autorità guidata dal presidente <strong>Paolo Angelini</strong> sta quindi iniziando a studiare le carte e a breve ci saranno i numeri su cui fare nuove, eventuali, riflessioni.

A essere coinvolte dal test, come rivelato da <em>MF-Milano Finanza</em> lo scorso 4 giugno, sono esclusivamente le big, ovvero le compagnie che hanno scelto di utilizzare il <strong>«modello interno» di Solvency II</strong>, diverso dalla formula standard che è uguale per tutti, in cui i titoli di Stato continueranno in ogni caso a essere considerati risk free.

Si tratta di <strong>Axa</strong>, <strong>Allianz</strong>, e pure <strong>Generali</strong> che già da tempo all’estero considerano il rischio legato agli investimenti in titoli di Stato.

Ma anche di <strong>Unipol</strong>, <strong>Reale Mutua</strong> e <strong>Sace Bt</strong> e, in prospettiva, <strong>Intesa Sanpaolo Assicurazioni</strong> e <strong>Poste Vita</strong>, che hanno avviato i cantieri per passare dalla formula standard al modello interno di Solvency II.