Quale sarebbe l"impatto sulle assicurazioni più grandi se l"investimento in titoli di Stato europei, a partire dai Btp italiani, non fosse più considerato a rischio zero ai fini dell"assorbimento di capitale come avvenuto finora?

Lo ha chiesto l"Ivass, l"istituto di vigilanza sulle assicurazioni che dallo scorso aprile è presieduto dal direttore generale di Banca d"Italia, Paolo Angelini, alle compagnie che utilizzano il modello interno di Solvency II (o che stanno lavorando per adottarlo) in un monitoraggio destinato a chiudersi tra fine giugno e inizio luglio.

Per ora è solo una verifica d"impatto, senza altre indicazioni operative, ma tanto è bastato per far alzare l"allerta ad alcune compagnie, con il dossier arrivato fin sulla scrivania del ministro dell"Economia, Giancarlo Giorgetti.

La questione è annosa ed è evidentemente anche politica.

Negli ultimi anni la percentuale di investimenti in Btp da parte delle compagnie che operano in Italia si è costantemente ridotta: l"ultima fotografia scattata da Ivass nella relazione annuale di giugno 2025 evidenziava un calo al 21,2% del totale degli investimenti che, come rilevato da Ania, rappresentano una quota decisamente significativa per i conti pubblici italiani: circa 245 miliardi di euro, pari a circa il 10% dell"intero ammontare dei Btp in circolazione.