<p>Un mio studio con <strong>Andrea Cardani</strong> (Fin-Gov Università Cattolica), <a href="https://www.milanofinanza.it/news/riforma-del-tuf-obiettivi-ambiziosi-ma-tutele-insufficienti-202607030704097326">ripreso su queste pagine</a> il 3 luglio, critica la <strong>riforma del TUF</strong>, sbilanciata a favore degli azionisti di controllo e non abbastanza tutelante per gli investitori.

Il 4 luglio <strong>Marco Ventoruzzo</strong>, collega Bocconi e componente della commissione TUF, <a href="https://www.milanofinanza.it/news/tuf-e-delisting-tra-interpretazioni-e-precisazioni-normative-202607031852503052">ha replicato sul tema</a> di dettaglio del delisting assembleare introdotto dalla riforma, affermando che la nostra lettura delle norme appare «<strong>incompleta </strong>o, almeno, presentata – certamente involontariamente – in modo distorsivo».<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <p>A me pare opportuno che i lettori possano forma<i>?????</i>rsi una loro opinione su <strong>una norma complicata</strong> e – in certo senso – cartina di tornasole della riforma.

L’art.112-bis TUF prevede la possibilità di <strong>ottenere il delisting</strong> attraverso un meccanismo alternativo all’opa: l’assemblea straordinaria può deliberare su un’<strong>offerta di acquisto delle azioni</strong>, proposta dal cda previo parere favorevole degli amministratori indipendenti. </p> <p>La <strong>maggioranza necessaria</strong> è pari al <strong>75%</strong> del capitale presente più una seconda maggioranza calcolata sterilizzando (<strong>whitewash</strong>) i voti del socio di controllo e dell’offerente, se superiori al 10% del capitale.