<p>Ho letto con attenzione su <em>MF-Milano Finanza</em> i risultati di una ricerca curata da Massimo Belcredi e Andrea Cardani, del centro <strong>Fin-Gov dell’Università Cattolica</strong>, nella quale si sostiene che la revisione del Testo Unico della Finanza appena approvata<strong> faciliti eccessivamente i delisting</strong>, con pregiudizio delle minoranze, senza incentivare le quotazioni. </p> <p>Leggendo le slide presentate a un recente convegno e l’editoriale pubblicato su questo giornale, mi ha colpito come la lettura delle norme apparisse<strong> incompleta</strong> o, almeno, presentata – certamente involontariamente – in modo <strong>distorsivo</strong>.
Avrei preferito commentare lo studio completo, ma non è ancora disponibile; mi baso quindi su quanto gli autori stessi hanno reso pubblico.
Un disclaimer è necessario.
Ho partecipato alla <strong>commissione del ministero dell’Economia e delle Finanze che ha elaborato proposte di riforma</strong>.
Non mi considero però il difensore d’ufficio del nuovo Testo Unico della Finanza.






