Quello che sarebbe potuto essere un semplice caso disciplinare si sta rapidamente allargando fino a diventare uno scontro politico tra le due principali organizzazioni del calcio internazionale. Dopo che domenica la Fifa ha sospeso, in maniera del tutto irrituale, la squalifica di Folarin Balogun degli Stati Uniti, lunedì la Uefa è andata all’attacco, definendo la decisione «senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile».

L’intervento dell’associazione del calcio europeo è motivata dalla necessità di difendere uno dei propri membri, il Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti al Mondiale. Già nelle ore precedenti, Politico aveva anticipato che la Uefa aveva dato il proprio supporto alla Federcalcio belga, e non ci si può non chiedere chi sia stato quell’anonimo vice presidente della Fifa che ha detto al giornalista tedesco Tim Röhn che il caso Balogun rappresenta «una vergogna assoluta». I vice presidenti della Fifa sono in tutto otto, e tre di essi sono parte della Uefa: l’inglese Debbie Hewitt, l’ungherese Sándor Csányi e, soprattutto, lo sloveno Aleksander Čeferin.

Čeferin presiede la Uefa dal 2016, ovvero dallo stesso anno in cui Gianni Infantino è asceso ai vertici della Fifa. Nonostante la loro carriera si sia sviluppata in parallelo - anzi, forse proprio per questo - tra i due non scorre propriamente buon sangue. Infantino aveva infatti inizialmente appoggiato il progetto della Superlega, nella speranza di indebolire la Uefa, prima di tutto sul fronte economico.