Una ricerca congiunta dell'Università di Sydney e di IBM ha identificato alcuni dei principali fattori che portano all'insorgere di errori durante i calcoli dei computer quantistici. I ricercatori hanno scoperto un modo per diminuire significativamente il tasso di errore, fatto che porterà a miglioramenti nell'affidabilità dei dispositivi.

Una nuova ricerca mostra dove è possibile migliorare l'affidabilità dei computer quantistici

Il funzionamento dei computer quantistici si basa sulla capacità di mettere dei dispositivi (siano essi circuiti superconduttori, ioni, fotoni, atomi di Rydberg o altro ancora) in uno stato quantistico e di mantenerli in tale stato. La tendenza naturale è però quella d'interagire con l'ambiente circostante, fatto che porta a cambiamenti non voluti nello stato quantistico e, quindi, a errori nei calcoli.

I ricercatori dell'Università di Sydney e di IBM hanno ora annunciato un nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, in cui sono riusciti a individuare una delle principali fonti di errore durante i calcoli.

Per controllare che non ci siano errori, nei computer quantistici vengono effettuate delle misurazioni a metà di ciascun circuito (ovvero di ciascuna funzione). In questo modo, alcuni qubit vengono "letti", così che il loro stato quantistico collassi e diventi classico e che sia possibile verificare se si sono verificati errori. Questa procedura, però, ferma i calcoli e tiene il computer in una fase di blocco. Proprio in questa fase, secodo la ricerca, si verifica una parte consistente degli errori.