La realizzazione di computer quantistici su larga scala è ancora distante, ma pare che un nuovo materiale rappresenti il candidato ideale per accelerarne il progresso. Un gruppo di scienziati della Facoltà di Fisica dell'Università di Varsavia, in collaborazione con ricercatori della National University of Singapore e della Radboud University nei Paesi Bassi, ha osservato per la prima volta l'emissione di singoli fotoni all'interno del materiale bidimensionale ZnPS3 (trisolfuro di fosforo e zinco).
Il risultato rappresenta un avanzamento nello studio dei materiali destinati alle tecnologie quantistiche, perché dimostra che anche un cristallo stratificato bidimensionale può funzionare come sorgente di singoli fotoni, un elemento fondamentale per applicazioni come il calcolo quantistico e la crittografia quantistica.
I computer quantistici utilizzano qubit invece dei tradizionali bit binari. A differenza dei sistemi convenzionali, i qubit possono assumere contemporaneamente valori compresi tra 0 e 1, caratteristica che consente di eseguire numerosi calcoli in parallelo e affrontare problemi che richiederebbero decenni ai supercomputer attuali.
Uno dei principali ostacoli allo sviluppo di queste macchine riguarda però i materiali utilizzati per realizzare i qubit. Molte delle tecnologie oggi sperimentate richiedono temperature prossime allo zero assoluto per mantenere stabili gli stati quantistici, una condizione che rende difficile una diffusione su larga scala.







