Nella sua forma più moderna il calcio esiste da circa 150 anni. I cartellini rossi, usati per espellere un calciatore dal campo, esistono solo dal 1970, e il primo fu mostrato a un calciatore ai Mondiali del 1974. Prima c’erano già le espulsioni, ma si comunicavano a voce: costava più fatica farsi capire, e mancavano l’inoppugnabile chiarezza e l’efficacia scenografica del cartellino rosso. L’idea di annunciare l’espulsione dal campo con un simbolico e universale cartellino rosso fu dell’arbitro inglese Ken Aston, e gli venne guardando un semaforo.
Le difficoltà di espellere un calciatore, che magari parlava una lingua diversa da quella dell’arbitro, si videro bene ai Mondiali del 1966, in un quarto di finale tra Argentina e Inghilterra. L’arbitro, il tedesco Rudolf Kreitlein, decise di espellere Antonio Rattín per proteste eccessive. Rattín però non capì. O meglio, finse di non capire, aiutato dal fatto che Kreitlein non parlava spagnolo, lui non parlava tedesco e l’inglese non sembrò potere essere d’aiuto. Sta di fatto che per oltre dieci minuti dopo essere stato espulso (a voce, senza l’ausilio di un cartellino) Rattín restò in campo per protesta.
Rudolf Kreitlein, di spalle, e alcuni calciatori argentini, il 23 luglio 1966 a Wembley, Londra (AP Photo)











