L’espulsione di Folarin Balogun in Stati Uniti-Bosnia ha acceso le polemiche arbitrali al Mondiale per il differente trattamento con la mancata sanzione a Leo Messi in Argentina-Algeria. Il Ct americano Mauricio Pochettino invoca un ricorso contro il cartellino rosso. L’ex arbitro Gianpaolo Calvarese, ora commentatore per Prime Video, fa il punto sul rendimento dei direttori di gara.
Calvarese, come valuta gli arbitraggi fino a questo momento? «Molto positivi in una competizione difficile, in cui nessuna partita è scontata. Ho notato una linea coerente, la volontà di far giocare e ammonire solo quando è realmente necessario e una soglia di intervento del Var equilibrata». Ha fatto discutere il caso di Balogun trattato diversamente da Messi? «Non sono assolutamente d’accordo con chi sostiene che le due situazioni siano uguali. Nel caso di Messi manca un cartellino giallo, ma non ci sono gli estremi per l'espulsione perché, al netto del punto di contatto, mancano intensità e velocità: non è un intervento realmente pericoloso. Nel caso di Balogun, invece, oltre all’intensità c’è anche una "bad image", si vede cioè la caviglia che si piega in maniera pericolosa. Condivido l’intervento del Var e la decisione finale». Altre situazioni dubbie? «Mi viene in mente l’episodio che ha coinvolto Kane in Inghilterra-Congo, una situazione davvero al limite. Ma anche il rigore non concesso con on field review in Francia-Senegal e il gol convalidato alla Germania con l'Ecuador. Non si può pretendere la perfezione assoluta, ma è fondamentale che venga mantenuto lo stesso criterio di valutazione». L’applicazione delle nuove regole? «Sulla gestione del tempo e dei recuperi il bilancio è positivo, nel solco di quanto auspicato da Pierluigi Collina». Ha notato qualche criticità sul divieto di parlare con la bocca coperta? «Si è fatta molta confusione. Il divieto riguarda situazioni di conflitto, cioè quando un calciatore copre la bocca durante una protesta o un confronto acceso. Messi o Bellingham lo hanno fatto, ma durante un normale colloquio. In questi casi il regolamento non prevede alcun provvedimento». E gli hydration break? «Non mi entusiasmano. Il calcio vive di momenti emotivi, inerzia e ritmo. Introdurre pause prestabilite significa spezzare il flusso e togliere spontaneità. Queste interruzioni devono rimanere un’eccezione, non diventare la normalità». Per un arbitro cambia qualcosa? «In alcuni casi lo stop può persino rivelarsi positivo, qualora ci sia della tensione placata dall'interruzione». Chi è la sorpresa arbitrale? «Maurizio Mariani. In Brasile-Giappone mi ha colpito il coraggio di ammonire subito Vinícius. Mi auguro che l’arbitro di Aprilia possa arrivare il più avanti possibile».










