Il calcio ha la capacità di mettere in mostra il vero potere, che da decenni si serve del pallone come strumento di propaganda. Ma il calcio ha anche la forza, per chi osa guardare oltre, di mostrare i paradossi e le contraddizioni di chi esercita il potere. Il caso che coinvolge Folarin Balogun ne è un esempio folgorante. Il centravanti degli Stati Uniti, espulso ai sedicesimi dei Mondiali contro la Bosnia, è stato graziato dalla Fifa – che ha sospeso la sua squalifica permettendogli di scendere in campo stanotte negli ottavi contro il Belgio – dopo una telefonata di Donald Trump a Gianni Infantino, svelata dal New York Times. Trump vuole che Balogun giochi, per far andare avanti gli Usa ai Mondiali e alimentare la narrazione degli statunitensi che trionfano pure nello sport più amato da europei e sudamericani. Ma secondo le politiche di Trump, Balogun non dovrebbe nemmeno essere americano: lo è diventato grazie al 14esimo Emendamento della Costituzione, che da oltre un secolo garantisce la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo americano. Quello Ius Soli che il presidente Usa sta cercando in tutti i modi di abolire.
Cancellare la norma del 1868 è da sempre una delle priorità del trumpismo e del movimento Maga. La caccia allo straniero nella pratica si è tradotta nelle retate dell’Ice contro i migranti irregolari nelle varie città americane, tra violenza inaudita e bambini strappati ai propri genitori. Ma anche nella chiusura delle frontiere, che è stata a sua volta uno dei simboli di questi Mondiali, quando ha mostrato la sua brutalità rispendendo a casa l’arbitro somalo Omar Artan. Trump però vuole fare di più, cancellando uno dei principi fondanti del mito americano: lo Ius Soli. Il suo primo tentativo è stato bloccato pochi giorni fa, a Mondiali in corso, dalla Corte Suprema americana. Ma ora il presidente Usa starebbe pensando a un ulteriore provvedimento: impedire alle donne in gravidanza straniere di entrare nel Paese.












