La Calabria si fa protagonista di una prestigiosa pagina di ricerca internazionale nel cuore della Penisola Anatolica, là dove affondano le radici storiche e dottrinali della cristianità. Grazie a una convenzione scientifica sottoscritta dall’Università della Calabria, dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e dall’Università Uludağ di Bursa, è ufficialmente partita l’1 luglio 2026 una campagna di scavi e ricerche nell’antica Nicea, l’odierna İznik. La missione si prefigge l’obiettivo di studiare e valorizzare uno dei complessi archeologici più significativi della Turchia: la grande basilica sommersa e la vasta area cimiteriale che la circonda, situata nel nucleo dell’antica metropoli della Bitinia, da sempre crocevia geopolitico e culturale strategico.
L’area di indagine custodisce un valore storico e religioso di portata globale. A Nicea, nel 325 d.C., si tenne infatti il primo Concilio ecumenico, convocato dall’imperatore Costantino a seguito dell’Editto di Milano del 313. In pieno accordo con papa Silvestro, l’imperatore promosse e garantì i lavori conciliari ai quali presero parte circa 300 vescovi giunti da ogni confine dell’Impero, chiamati a definire la natura di Cristo. Fu in quella sede che venne formulato il dogma della consustanzialità del Figlio, riassunto nella formula “generato e non creato, della stessa sostanza del Padre”. La medesima città ospitò successivamente, nel 787, il secondo Concilio di Nicea, voluto dall’imperatrice Irene su impulso di papa Adriano I per dirimere la delicata questione del culto delle immagini.








