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I Mondiali di Calcio 2026 attraversano una bufera mediatica intensa in queste ore. Tutto è iniziato dopo l'espulsione dell'attaccante statunitense Folarin Balogun, nel momento in cui la Fifa ha sospeso il provvedimento preso dall'arbitro riabilitando così il giocatore. Poco dopo la decisione, il presidente Trump si era congratulato con la federazione, alimentando il sospetto di un pressing politico. Su Truth, il post recitava: "Grazie Fifa per aver fatto la cosa giusta e aver posto rimedio a una grave ingiustizia".
L'Associated Press, che citando una fonte informata, ha confermato una chiamata fra il tycoon e il numero uno della Fifa, Gianni Infantino, e quindi durissima è stata la posizione della Uefa che accusa di aver varcato un "limite invalicabile“. Il comunicato poi prosegue: "Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa [...] Esprimiamo la nostra incredulità di fronte a una decisione così senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile“.
Il caso ha sollevato un vero e proprio polverone e la prima protesta è arrivata dalla Federcalcio del Belgio – avversario degli Usa agli ottavi di finale dei Mondiali 2026 – che ha deciso di presentare ricorso e si è detta “sbalordita” dal provvedimento di rettifica. In Italia, anche il neo presidente della Figc, Giovanni Malagò, che ha detto: "Questo è un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. Sono fautore di questo Mondiale, in cui gli stadi sono pieni, c’è una festa delle tifoserie. Ma quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio”.










