Ståle Solbakken ha qualcosa in comune con la sua Norvegia: entrambi sono sopravvissuti, il ct da un infarto nel 2001, mentre la squadra da un ottavo complicato contro il Brasile di Ancelotti. Solbakken ha guidato per la prima volta la nazionale nordica ai Mondiali dopo 28 anni di assenza, ma non si è accontentato della storica qualificazione e ha addirittura conquistato l'accesso ai quarti di finale. In pochi sanno, però, che l'allenatore avrebbe potuto non essere affatto alla Coppa del Mondo: il 13 marzo 2001, a 33 anni, il suo cuore si è fermato per 8 minuti durante un allenamento.
La storia Nel 2001 Solbakken era nell'ultima fase della sua carriera e giocava al Copenaghen, in Danimarca. Aveva partecipato al Mondiale del '98 con la Norvegia, che non si qualificherà più fino al 2026, e anche agli Europei del 2000. Faceva il centrocampista, leader dello spogliatoio ed era apprezzato per le buone qualità tecniche, ma dopo l'incidente è stato costretto al ritiro. Non gli era mai stato diagnosticato alcun difetto cardiaco, infatti 2 giorni prima dell'infarto aveva giocato un match del campionato danese. Poi durante un allenamento è crollato in campo: il suo cuore ha smesso di battere per 7/8 minuti e solo l'intervento tempestivo del medico della squadra Frank Odgård lo ha salvato. Secondo i dottori era «clinicamente morto», ma grazie al massaggio cardiaco e alla corsa con l’ambulanza verso l'ospedale si è ripreso. Ståle è comunque rimasto incosciente per ben 26 ore, abbastanza da far pensare ai familiari come organizzare i funerali. Invece, non solo si è ripreso, ma ha anche iniziato una carriera da allenatore di alto livello. Per scongiurare eventuali altri scompensi gli è stato impiantato un pacemaker, come Eriksen, che nel 2009 è entrato in azione e l'ha salvato di nuovo. Nel 2006 è tornato proprio a Copenaghen e ha cominciato la sua nuova vita in Danimarca: 7 scudetti e 4 coppe nazionali lo rendono ad oggi il coach più vincente della Superligaen.I funerali Solbakken ha anche rivelato ai microfoni di Tribuna.com un agghiacciante retroscena prima di partire per la Coppa del Mondo negli Usa: «La mia famiglia volò immediatamente dalla Norvegia e sull’aereo mia madre pensava all’organizzazione del funerale. Poi la preoccupazione si è spostata su eventuali danni cerebrali». E sulla difficoltà odierna di tornare sull'argomento: «Mia moglie ancora non riesce a parlare di quel momento: aveva 23-24 anni, avevamo due figli di 4 e 1 anno». Si tratta di Anniken, la donna che Ståle ha raggiunto e baciato dopo la vittoria ai gironi contro il Senegal. Il ritiro forzato «Io volevo continuare a giocare, poi ho pensato ai compagni, ai familiari, agli avversari: perché dovevo infliggere a loro la paura che una mia caduta poteva essere fatale? E poi avevo una magnifica famiglia. L’infarto ha cambiato la mia visione della vita, mi ha fatto capire ciò che era realmente importante». Da allora la testa è concentrata su un nuovo inizio da allenatore, che per adesso si sta rivelando una strada molto soddisfacente. Da ct della Norvegia ha uno score di altissimo livello e ieri è arrivata la ciliegina sulla torta: la vittoria contro il Brasile, non la prima per Ståle che già lo aveva battuto da calciatore a Francia '98. Quella Seleçao arrivò in finale mentre la Norvegia uscì sconfitta dall'Italia al turno successivo, ma adesso il riscatto è arrivato. La nazionale di Solbakken è tra le prime 8 dei Mondiali 2026 e con Håland, Odegård, Sorloth, Nusa e compagni è pronta a continuare la scalata per la vetta.












