| 6 Luglio 2026 13:02 |
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(Adnkronos) – I tentacoli della speculazione su Roma di cui le sale cinematografiche trasformate in centri commerciali sono solo lo specchio di un sistema. Le minacce ricevute, le pressioni e l’abbandono dall’amministrazione Capitolina, il tradimento degli impegni presi in campagna elettorale ma anche una mano tesa a Gualtieri “persona per bene” con sui auspica di poter stringere “un patto vero per la città di domani”. E’ un attacco netto quello lanciato venerdì sera da Valerio Carocci, fondatore del ‘Cinema in piazza’ e leader del ‘Piccolo America’ che in una delle sue piazze ha voluto snocciolare tutto ripercorrendo minuziosamente gli episodi “mai rivelati” che hanno portato allo scontro con il Campidoglio sul ‘caso Metropolitan’.
“La rottura che c’è stata con l’amministrazione comunale non nasce dall’attacco di Dagospia verso la mia persona, non nasce dalla lite del cinema Metropolitan ma – chiarisce Carocci – nasce da un film che sembra davvero ‘Le mani sulla città di Franco Rosi’. Un deputato della Repubblica, Paolo Ciani a gennaio – ricostruisce – ha fatto un esposto al Municipio, al Comune e alla Soprindendenza perché un cinema a Trastevere, il Pasquino era stato oggetto di un cantiere senza alcuna autorizzazione. Questo cinema – prosegue – 5 mesi dopo apre con 150 coperti di ristorazione che sovrastano fisicamente 18 poltrone cinema. Nei 5 mesi tra gennaio e maggio non viene data alcuna risposta al deputato da nessun ufficio municipale, comunale né dalla Soprintendenza”.







