La sinistra che accusa Trump di sventolare fantasmi di ideologie defunte solo per fini elettorali è la stessa che ogni volta che si alza il sole su questo benemerito Stivale non perde occasione per denunciare la deriva fascista e lo fa solo per fini elettorali

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Tra le tante cose naïf dette da Donald Trump negli ultimi tempi ce n'è una - meno bizzarra delle altre - che ha fatto imbizzarrire la sinistra. Perché, nel faccione incipriato del tycoon, ha visto riflessa se stessa. E non è stato un bello spettacolo. Il presidente nel suo discorso al Mount Rushmore, in South Dakota, in occasione dei 250 anni della Dichiarazione d'Indipendenza, ha detto che "i comunisti minacciano la libertà, ma l'America non sarà mai un Paese comunista". Due affermazioni tanto tautologiche, quanto un po' stagionate. C'è negli Usa, senza alcun dubbio, una deriva verso una sinistra radicale e assolutamente socialista: da Zohran Mamdani ad Alexandria Ocasio Cortez. Ma il comunismo, per fortuna, è altra roba, e l'America ha da sempre formidabili anticorpi al marxismo. Le frasi di Trump tuttavia hanno fatto esplodere un compiaciuto rigurgito di antiamericanismo. E l'odio per gli yankee, per i progressisti over 50, è un po' come la piscina di Cocoon: si immergono e ne fuoriescono ringiovaniti. Solo che in questa reazione pavloviana è custodito un cortocircuito pirotecnico. La sinistra che accusa Trump di sventolare fantasmi di ideologie defunte solo per fini elettorali è la stessa che ogni volta che si alza il sole su questo benemerito Stivale non perde occasione per denunciare la deriva fascista e lo fa solo per fini elettorali. Con sommo sprezzo del ridicolo.