<p><strong>Bernard Arnault </strong>nel mirino del fisco francese.

Il Tribunale amministrativo di Parigi ha confermato un accertamento da 22,5 milioni di euro nei confronti del patron di <strong>Lvmh</strong>.

Al centro della causa, secondo quanto riportato dalla stampa locale, ci sarebbe il «complesso azionariato» del colosso del lusso a capo di <strong>Louis Vuitton</strong>, <strong>Dior</strong>, <strong>Bulgari </strong>e della divisione Wines & spirits<strong> Moët Hennessy</strong>. </p> <p>La famiglia <strong>Arnault </strong>non risulta infatti presente direttamente nel capitale del gruppo, ma attraverso una cascata di holding.

Secondo quanto riferito dalla testata <em>L’Informé</em>, al vertice della piramide si trova una società belga, <strong>Pilinvest</strong>, che consente all’imprenditore, attualmente l’uomo più ricco di Francia, di eludere il fisco riducendo la dichiarazione dei redditi. </p> <p>Intanto Arnault ha annunciato l’intenzione di fare ricorso contro la decisione delle autorità fiscali.

«Questa decisione, che ribalta quella presa in primo grado e persino quella già emessa da questa stessa Corte, sarà oggetto di ricorso dinanzi al Consiglio di Stato», ha dichiarato un portavoce all’agenzia di stampa francese <em>Afp</em>. </p> <p>In base alla sentenza, «Tra novembre 2025 e aprile 2026» il ministro del bilancio <strong>David Amiel </strong>ha chiesto al tribunale di condannare Arnault e la moglie <strong>Hélène Mercier-Arnault </strong>«al pagamento della somma di 12,96 milioni di euro» a titolo di «accertamenti supplementari» dell’imposta sul reddito relativi al 2010 «e della somma di 9,5 milioni di euro» per l’imposta di solidarietà sul patrimonio relativa al periodo 2012-2015, secondo la decisione pubblicata il 2 luglio sul sito web dell’organo amministrativo.