ROMA - In Brasile ne sono convinti: la maledizione del gatto sulla Seleção verdeoro continua. Sono passati quattro anni e mezzo da quando Vinícius Rodrigues, addetto stampa della nazionale brasiliana, agguantò un micio sul tavolo della conferenza stampa di Vinicius Jr e lo scaraventò a terra. Si era al Mondiale in Qatar, il Brasile aveva appena travolto la Corea del Sud agli ottavi. Quattro giorni dopo quell'episodio, arrivò la dolorosa eliminazione ai rigori contro la Croazia, il cui simbolo fu l’immagine di Neymar in lacrime.
Altro continente, stessa scena
Dopo 1.274 giorni da allora, negli Stati Uniti, la scena si è ripetuta: O’Ney in lacrime e Brasile a casa, questa volta addirittura agli ottavi. E nei commenti su Instagram alle fotografie del disastro calcistico torna la superstizione felina: "Da quando abbiamo maltrattato quel gatto, le cose sono precipitate", scrive una certa Helena sotto un post del quotidiano nazionale O Globo. Pioggia di like. Mai dire gatto. Lo ha detto Helena, è diventata verità.
Cambia la panchina ma non il destino
In Qatar, sulla panchina del Brasile sedeva Tite. Negli Stati Uniti, a guidare Marquinhos e compagni è stato Ancelotti, primo straniero di sempre alla guida della nazionale più titolata del mondo, arrivato al leggendario centro di allenamento di Granja Comary dopo una carriera costellata di vittorie. Ma, a leggere i commenti dei gattari in rete, nulla ha potuto contro l’anatema del micio. Nemmeno lui, che fra campo e panchina ha vinto, fra l’altro, sette Champions League.










