È doveroso che il nuovo rettore o rettrice de La Sapienza "si faccia garante delle tradizioni democratiche del nostro Ateneo e del dettato costituzionale, esprimendo e praticando il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; e ciò, indipendentemente da chi siano, nella circostanza, gli aggressori e gli aggrediti". A chiederlo, in una lettera aperta firmata da una quarantina di docenti, in vista del rinnovo dell'incarico di rettore dell'ateneo romano, è il Comitato Sapienza per la Palestina, che da anni si riconosce "nell'opposizione al genocidio e alla politica di costante aggressione di Israele ai danni di popolazioni prive di qualsiasi protezione e tutela" e che intende sollecitare i candidati alla carica di rettore "affinché assumano impegni programmatici, limpidi e vincolanti, a favore della pace e del riconoscimento dei diritti umani e di autodeterminazione dei popoli. La moltiplicazione delle guerre di questi ultimi mesi è anche l'esito delle politiche attuate in Palestina da 78 anni, con diversi gradi di efferatezza e la complicità di molti paesi. L'esigenza di prendere nettamente le distanze da Israele e di sospendere ogni collaborazione istituzionale, anche accademica, non è mai apparsa così chiara ed improrogabile".