Nato nel 1991, all’epoca con tre Paesi membri, il Gruppo di Visegrád divenne un “quartetto” (V4), due anni dopo, con lo scioglimento della Cecoslovacchia, e si costituì per promuovere l’integrazione unitaria dei quattro nell’Ue. Questo approccio fu abbandonato e sostituito da rapporti diretti fra Bruxelles e i singoli candidati che, come noto, aderirono all’Unione il primo maggio del 2004. La cooperazione all’interno del Gruppo è continuata nei campi della cultura, dell’istruzione, delle scienze e dell’economia, dopo l’adesione, ma un po’ sottotraccia fino a un rilancio politico all’epoca di Viktor Orbán, in particolare sullo spunto dei flussi migratori del 2015 e, in generale, sul tema dei rapporti con Bruxelles. Un rilancio in termini di “protagonismo europeo”, non necessariamente condivisibile ma comunque capace di spostare l’attenzione sull’area del centro-est.

In quel periodo, e negli anni immediatamente successivi, il V4 finì col divenire un problema per l’Unione, soprattutto a causa delle prese di posizione del governo Orbán e poi di quello polacco del PiS, che guidavano un dissenso condiviso fra i quattro a diversi livelli di intensità: particolarmente alti quelli di Budapest e Varsavia, all’epoca in grande sintonia in termini di sovranismo e di ripresa dei temi nazionali.