di

Pietro Bruni

Dimenticatevi guerre notturne a base di ciabatte scagliate. Il modo migliore per tenerli alla larga è rimuovere tutto ciò che cercano. E catturarli nel modo giusto

Arriva luglio, fa caldo, la sera si apre la porta del terrazzo o si entra in cucina, si accende la luce e compare lui, lo scarafaggio. Pochi animali riescono a produrre, in un tempo così breve, una quantità così notevole di disgusto, sospetto e desiderio di trasloco. E in effetti non è solo una questione estetica: le blatte possono diventare un problema igienico, perché si muovono tra scarichi, rifiuti e residui organici, e da lì possono contaminare superfici e alimenti. Per lo stesso motivo è meglio evitare di toccarle a mani nude: il problema non è l’insetto in sé, ma il percorso che può avere fatto prima di arrivare in cucina o in bagno. Inoltre feci, saliva e frammenti del loro corpo possono contribuire ad allergie e crisi d’asma nelle persone sensibili.

Detto questo, la domanda vera è: quando bisogna preoccuparsi? Un singolo scarafaggio visto ogni tanto può essere un episodio isolato: si pulisce, si controllano i punti critici e si osserva se ricompare. La situazione cambia quando gli avvistamenti si ripetono o se compaiono piccoli scarafaggi. In quel caso è probabile che non si tratti più di un passaggio occasionale, ma di un rifugio vicino, da cui le blatte stanno uscendo. Per capire come intervenire bisogna partire da ciò che cercano.