Fabio, titolare del locale in via Giovanni XXIII, racconta l’episodio di pochi mesi fa "Prima ha molestato la mia dipendente e poi mi ha attaccato con un coltello"."Non si può e non si deve morire così". Fabio T., 34 anni, titolare dell’omonima pizzeria di via Papa Giovanni XXIII, lo ha scritto sui social dopo l’uccisione di Raffaele Stipa. "Qualche mese fa un uomo ubriaco tentò di accoltellare un pizzaiolo. Ero io. Da quel giorno abbiamo capito che uscire di casa per lavorare può significare rischiare la vita".
Fabio e la compagna Rossana L. conoscevano la vittima: "Ci vedevamo tutti i giovedì mattina dal fornitore all’ingrosso di Bagnolo. Era una persona gentile, buonissima, sempre con il sorriso. In lui ci rispecchiavamo: ‘Chissà se arriveremo alla sua età facendo questo mestiere’, chi chiedevano. Quando la notizia si è diffusa, siamo rimasti impietriti".
La loro aggressione risale alla notte del 6-7 settembre. "Avevamo finito il turno ed eravamo davanti al locale con amici. La nostra dipendente, 18 anni, stava andando verso casa. Un uomo sporco, ubriaco, fuori di sé, l’ha avvicinata e molestata. Lei è tornata da noi tremando, sotto choc. Gli ho urlato: "Lascia stare la ragazzina", lui mi è corso contro con il coltello in mano, urlando in arabo. Mi sono difeso con una sedia". Le donne si chiusero in pizzeria, lui fuggì sotto i portici: "Poi si sdraiò, e si addormentò. La polizia lo trovò con il coltello ancora in mano".













