C’è una sottile linea che divide la provocazione televisiva dalla realtà costruita ogni giorno sul campo. È quella emersa nel botta e risposta tra Flavio Briatore e Vincenzo Paparella, una delle anime di Mokambo Gelateria di Ruvo, finito al centro del dibattito dopo le dichiarazioni dell’imprenditore durante la trasmissione Pomeriggio Cinque Estate.

Il tema era il celebre cono allo zafferano impreziosito dalla foglia d’oro, proposto dalla gelateria pugliese inizialmente al costo di 70,00 euro, ora salito a quota 95,00 euro. Briatore ha ironizzato sul prezzo, affermando che una pizza nei suoi locali costa meno e concludendo che «se uno è cretino che paga un gelato da 70 euro perché c’è la foglia d’oro, rimane un cretino». La replica di Paparella non s’è fatta attendere. Con un video pubblicato sui social, ha ricordato che quel gelato non è un prodotto pensato per il consumo quotidiano né una semplice operazione di marketing. Il suo prezzo è dettato dal costo dello zafferano puro utilizzato. Ha sottolineato come, nonostante le critiche ricevute negli anni, oggi esista una lista d’attesa di circa 150 persone e sia necessaria una prenotazione per poterlo acquistare.

Ma, al di là dello scontro mediatico, la vicenda apre una riflessione più ampia. Il prezzo di un prodotto «premium» può certamente essere oggetto di opinioni diverse. C’è chi lo ritiene eccessivo e chi, invece, è disposto a pagare per vivere un’esperienza esclusiva. È il mercato, da sempre, a stabilire se un’idea funziona oppure no. Nel caso di Mokambo, i numeri sembrano raccontare una storia precisa: se esiste una lista d’attesa e la richiesta continua a crescere, significa che quella proposta ha trovato un pubblico disposto a riconoscerne il valore.