Inutile negarlo: la crescita dei mercati finanziari nell’ultimo quarto di secolo è dipesa anche dall’adozione di strumenti informatici, dai semplici computer fino all’intelligenza artificiale, che hanno consentito di rendere più veloci e sicure le transazioni e di stimare con maggiore attendibilità il valore effettivo degli investimenti. Le potenzialità crescenti di questi strumenti hanno altresì permesso di avere una più adeguata conoscenza dei rischi connessi con ogni tipo di investimento e di soggetto emittente. Ma, come al solito, l’appetito viene mangiando. E dunque il desiderio di conoscere la realtà odierna si è gradualmente spostato verso quello di prevedere il futuro, tenendo anche conto di tutti quegli eventi che, pur non riguardando la specifica attività dell’impresa, o dell’istituzione in cui si investe, possono essere in grado di condizionarne le performance.

Ma, giacché ci si va orientando verso un’attività di previsione, rivolgere la propria attenzione ai mercati finanziari come quelli che conosciamo oggi pare a molti troppo limitativo per le potenzialità del sistema. Ecco perché la nuova frontiera è quella dell’attività predittiva in vista dell’opportunità di acquistare o vendere quote di eventi futuri, scommettendo sulla loro realizzabilità o meno. Una sorta di semplice scommessa binaria, sì o no, dove si confrontano direttamente due soggetti che sono messi a contatto tra loro da una piattaforma che non prevede la presenza di un intermediario.Quando arrivano i rimborsi Irpef dal modello 730: date per dipendenti, pensionati e chi è senza sostituto d'impostaI cosiddetti Prediction markets sono un fenomeno ancoro poco diffuso da noi, ma che, lo scorso anno, negli Stati Uniti, dove sono presenti le piattaforme più importanti, Polymarket e Kalshi, valeva già 44 miliardi di dollari. La loro crescita sfrutta gli spazi di libertà che separano i mercati regolamentati dal mondo del gioco e delle scommesse. Approcciando quest’ultimo con un metodo di analisi previsiva tipico di quello utilizzato nella finanza, si sta creando una sorta di zona franca, in grado di mettere in crisi le tradizionali categorie del diritto, chiamando in causa le funzioni dei regolatori in un campo fino ad oggi inesplorato della governance digitale. Gli ordinamenti giuridici più attenti alle novità, come è quello nordamericano, si sono già mossi e hanno autorizzato questi tipi di prodotti. Sebbene in Europa sia presente il regolamento MiCA (markets in crypto assets regulation), che disciplina i cryptoasset, con l’obiettivo di promuovere l’innovazione e contemporaneamente proteggere i consumatori, manca uno specifico riferimento ai mercati previsivi. In Italia si dibatte se si tratti di prodotti finanziari derivati oppure di gioco d’azzardo; e la mancanza di un intermediario finanziario, come accade invece per azioni, obbligazioni e depositi bancari, rende più complicato l'inquadramento di questa fattispecie in una categoria giuridica già esistente. Nel frattempo, si lascia che i nostri cittadini investano senza tutela in prodotti esteri ad altissimo rischio. Come il manzoniano don Ferrante che, nel dubbio se la peste fosse sostanza o accidente, se ne ammalò. Prodotti rischiosi, dunque, principalmente proprio perché non sono regolati. La regolamentazione, infatti, malgrado la sua onerosità e spesso farraginosità, serve proprio a fissare le regole di trasparenza e di sicurezza, che dovrebbero caratterizzare il prodotto. In modo da porre l’eventuale acquirente in grado di conoscerne le caratteristiche ed i potenziali rischi. E, contemporaneamente, rendere responsabili chi lo produce e chi lo distribuisce, in tutti i casi in cui venga ingannata la clientela. Obiettivi tutti che, in mancanza di regole certe, non possono essere assicurati. Certo, se fosse chiaro e preventivamente evidenziato dalle autorità di mercato che questo tipo di prodotto rientra nella generica categoria del gioco d’azzardo, basterebbe affidarsi alla disciplina vigente nel nostro Paese per giochi e lotterie, che semplicemente li vieta, se non previa autorizzazione e sotto il diretto controllo dello Stato. In sostanza, l’incertezza della qualificazione giuridica genera il rischio di perdere un importante nuovo mercato. Al contempo, non potrà che produrre, insieme alla mancanza di tutela degli acquirenti, un crescente pericolo di creare una terra di nessuno, dove magari approfittando anche di soggetti ludopatici, si aprano le porte a pratiche elusive della legislazione in materia di riciclaggio di denaro di dubbia provenienza. I prediction markets, anche approfittando della mancanza di una specifica regolamentazione, rappresentano, dunque, una nuova frontiera del gioco di azzardo, dove l'aleatorietà della semplice scommessa è mascherata e nobilitata come forma di investimento, così giustificandone di fatto la pratica. Orbene, se è comprensibile il desiderio di arricchirsi rapidamente e con facilità, l’aspetto negativo che maggiormente colpisce è che, così facendo, l’investitore sembra non ritenere più che abbia un senso utilizzare il proprio denaro per accrescere il benessere collettivo, di cui potrà anch’egli godere. Manifestando così la propria sfiducia nei confronti dell’operatore pubblico e del sistema delle imprese, finendo col preferire un meccanismo basato sulla trattativa diretta tra privati. Un segnale da non trascurare.