Su alcune testate straniere sono curiosamente spuntate nell’ultima settimana metafore automobilistiche per spiegare il “caso Sinner”, cominciato con la sconfitta subita a Parigi 38 giorni fa contro Juanma Cerundolo e ancora non archiviato. Gli spagnoli lo raccontano più o meno così: l’auto danneggiata al Roland Garros è uscita dalla premiata officina Cahill & Soci, un paio di settimane orsono, dopo una non superficiale revisione del motore, che adesso va riportato su di giri con prudenza. Finché non sarà al massimo, Jannik punterà dunque al sodo senza strafare, rinunciando per esempio a incrementare record come quello dei Masters 1000 consecutivi.

I media inglesi montano la stessa immagine su un telaio più tattico. I controlli hanno verificato che la vettura è ancora a corto di velocità e tenuta di strada, i cinque set d’esordio wimbledoniano contro il numero 50 ATP Miomir Kecmanovic sono la sbandata che tutti hanno visto, ma le buone prove contro Borges e Brooksby hanno mostrato che il “fine tuning” sta procedendo come da programma. Gli americani, sempre pratici, aprono invece il cofano e propongono due diagnosi. O c’era un velo di sporcizia oliosa e allora basta qualche giro per tornare a spingere, oppure il tagliando ha rivelato un logorio inatteso - di appagamento? di stanchezza? - e la messa a punto avrà bisogno di più lavoro di quanto previsto.