«Sì, abbiamo capito che cosa mi è successo a Parigi, e ce ne stiamo occupando. E so che potrebbe anche ricapitarmi». Jannik Sinner la butta lì con naturalezza, nel dopopartita della sua vittoria in tre set spinosi con il portoghese Nuno Gomes (7-6 7-6 6-4) ma le sue parole, inevitabilmente sdoganano interrogativi e preoccupazioni. Interrogativi su quale sia il problema che lo affligge periodicamente, e che al Roland Garros gli è costato l’eliminazione con Cerundolo. Preoccupazioni in vista di una seconda settimana che si preannuncia più calda di questi primi giorni di torneo, e che potrebbe risvegliare il “bug” che manda in tilt il suo organismo. Una questione nutrizionale, fisiologica, verrebbe da pensare, visto che alla vigilia di Londra lo si è visto indossare un sensore per la glicemia, e che qualcosa è cambiato nella sua routine. E dopo i controlli al San Raffaele di Milano all’indomani del flop parigino, qualcosa è cambiato nella sua routine. Allenamenti più lunghi, e nelle ore più calde, asciugamani refrigeranti, più soste durante il match per cambiarsi la maglietta, un tipo diverso di integratore da assumere durante il match. Strategie che indicano la volontà di “allenare” alle temperature più elevate il suo fisico. «Una soluzione definitiva non esiste», ammette la Volpe. «È un discorso più ampio. Stiamo facendo quello che possiamo, ma non abbiamo certezze. Se il problema dovesse ripresentarsi vorrebbe dire che siamo sulla strada sbagliata». Onestà, e un pizzico di giustificato fatalismo: Jannik ha sempre badato a quello che può controllare, senza farsi ossessionare.«L’altro giorno mi sono alzato da letto e il mio fisico non era al meglio, soprattutto per i postumi della caduta (nell’esordio con Kecmanovic, ndr) ma in campo mi sono sentito bene. Quindi sono tranquillo». Sperando che il termometro a Church Road non salga troppo. Del resto essere perfetti significa cambiare spesso, sosteneva Churchill, e Jannik non potrebbe essere più d’accordo. Ogni torneo di tennis Slam è un esercizio fatto di continui adattamenti - alle condizioni di gioco, agli avversari che cambiano, ai segnali che arrivano dalle profondità del corpo - a maggior ragione se si tratta di un torneo che si gioca sull’erba, e lungo due settimane. «Non cercavo la perfezione già al secondo turno», argomenta la Volpe, da ieri l’italiano con più vittorie nei tornei dello Slam, 95, una in più di Nicola Pietrangeli. «È stato un match difficile, lui ha servito bene. Non è stata la mia partita migliore, lo so anch’io. Ci sono cose da migliorare, ma mi è piaciuto come me la sono cavata nei momenti decisivi». Un passo avanti rispetto all’esordio con Kecmanovic, non ancora il Sinner tritatutto dei momenti migliori. «In campo provi certe cose, ma non sempre funzionano. Oggi ad esempio ho cercato di essere più aggressivo, poi più solido. Non tutte le partite sono uguali». Il lungolinea che continua a funzionare a singhiozzo, di nuovo qualche errore di troppo con il diritto (29 errori gratuiti in totale) alternato ad alcune giocate spettacolari che hanno acceso a singhiozzo un match in fondo dominato da servizio e risposta. E proprio dal servizio arrivano le buone notizie: 22 ace anche ieri. Il prossimo avversario è Jenson Brooskby, americano n.81 Atp (ma ex n.33) che in passato ha svelato di essere affetto da una forma di autismo.Un solo precedente, vinto da Sinner, nel 2021. «Ormai siamo due giocatori diversi». E non si giocano mai due partite uguali.
Wimbledon, il male misterioso di Sinner: “Potrebbe ricapitarmi quello che è successo a Parigi”
Jannik avanza al terzo turno, ma le ombre non di si diradano: «Una soluzione definitiva non esiste, ce ne stiamo occupando ma senza certezze»










