Dalla retorica degli incel ai guru della ‘mascolinità tradizionale’, fino al successo di figure controverse che promettono di restituire forza e potere agli uomini, si è diffusa una narrazione che descrive la maschilità come in crisi: gli uomini avrebbero perso status, autorevolezza e punti di riferimento, schiacciati dai cambiamenti sociali degli ultimi decenni. È un discorso che attraversa social network, cultura pop e dibattito politico, e che affonda le sue radici in trasformazioni molto profonde: il lavoro non è più il principale pilastro dell’identità maschile, la famiglia tradizionale è cambiata e i movimenti femministi hanno ridefinito rapporti di potere, sessualità e modelli relazionali.
Eppure questa narrazione non è affatto nuova. Come osserva Stefano Ciccone, fondatore della rete nazionale Maschile Plurale, nel saggio Maschi in crisi, “la retorica sulla crisi della virilità non è una novità, riaffiora in tutte le fasi di mutamento e, soprattutto, non è neutrale: è una costruzione retorica che ha l’effetto di riproporre un sistema gerarchico di relazione tra i sessi”. Insomma, non è la prima volta che il ruolo sociale degli uomini viene percepito come indebolito, e non è la prima volta che questa percezione viene usata per cercare di ristabilire il predominio perduto.






