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Domenica decine di migliaia di persone sono arrivate a Teheran, la capitale dell’Iran, per il secondo giorno dei sei previsti per il funerale di Ali Khamenei, che fu a lungo l’esponente più importante e tra i più simbolici del regime iraniano. È difficile anche solo stimare quante persone siano arrivate finora per vedere la sua bara, che è esposta in una teca di vetro nella Grande Moschea della città, dove per tutto il giorno ci sono state cerimonie e preghiere.

Il regime ha stimato fino a 15 milioni di partecipanti, e l’agenzia di stato Tasnim ha detto che da sabato mattina sono stati registrati 7 milioni di accessi alla metropolitana di Teheran, che è il mezzo fortemente raccomandato per raggiungere la Grande Moschea in questi giorni di grande affollamento.

Probabilmente sono numeri gonfiati, dato che il funerale ha soprattutto scopi politici: serve sia a mostrare forza e unità nei negoziati con gli Stati Uniti, sia a rafforzare il consenso attorno alla Repubblica islamica, trasformando Khamenei in un martire della resistenza.

Teheran, 5 luglio 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)