<p>Quando si discute di legge elettorale il dibattito tende a polarizzarsi attorno a due domande: chi ci guadagna e chi ci perde. È una lettura legittima, ma sarebbe più corretto chiedersi quali incentivi produce un sistema elettorale rispetto a un altro, quali costi genera e su chi li scarica.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p>La letteratura ha identificato una tensione che nessun sistema elettorale può eliminare ma solo gestire: quella<strong> tra rappresentanza e governabilità</strong>.
Un proporzionale puro riduce gli errori di rappresentazione poiché consente al Parlamento di rispecchiare più fedelmente la distribuzione dei voti, ma frammenta l'assemblea elettiva moltiplicando il numero dei soggetti che devono accordarsi per formare una maggioranza.
I costi transattivi legati al <em>political bargaining</em> aumentano perciò considerevolmente.
Un maggioritario viceversa comprime la rappresentanza ma abbatte quei costi spingendo i partiti ad aggregarsi prima del voto.
L’analisi economica del diritto chiama questo equilibrio impossibile il Republican Compromise: migliorare la rappresentanza costa in efficienza decisionale, ma quest’ultima peggiora la rappresentanza.










