Aldo Loiodice è stato un maestro capace di tenere insieme rigore giuridico, profondità etica e passione civile, anticipando il ruolo delle tecnologie nella democrazia e richiamando al valore del pluralismo. Il suo insegnamento, nutrito di fede, curiosità e ironia, ha formato generazioni di giuristi e cittadini. Il ricordo di Pino Pisicchio
Quando scompare un caposcuola come Aldo Loiodice, c’è sempre il rischio che il galateo dell’Accademia soffochi sfaccettature e brillii di passioni e di umanità che fanno di un professore in cattedra una persona che ha vissuto, amato, creduto, anche sofferto e talvolta sfiorato la felicità. Insomma: un uomo in carne ed ossa.
Aldo Loiodice è stato certamente un costituzionalista di rilevante spessore scientifico, un amministrativista geniale, un apprezzato consulente di governi, italiani e non solo, ma anche una persona piena di curiosità, che attraversava la vita come un percorso da cui trarre meraviglie. Possibilmente con un po’ di sana ironia, che è quella leggerezza necessaria a mettere distanze tra sé e le cose, per asciugarne l’accanimento e lasciarne la sostanza, il frutto. Per questo il suo insegnamento a generazioni di studenti non si fermò sulla soglia delle pandette, ma varcò quelle giovani vite nel momento in cui tutto deve ancora compiersi e l’urgenza del fare può prendere le direzioni più diverse. Forse è questo ciò che vorremmo sempre chiedere ad un buon maestro.







