È il giorno della preghiera funebre a Teheran, dove proseguono le lunghe esequie per l’Ayatollah Ali Khamenei, ucciso in un raid aereo il primo giorno della guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran lo scorso 28 febbraio. In questo secondo giorno di cerimonia, tra i milioni di persone, sono presenti in piazza anche i tre figli di Khamenei, Masoud, Meysam e Mostafa, ma non Mojtaba, la nuova Guida suprema dell’Iran rimasto ferito nel raid.
Proprio su di lui, l’erede dell’ayatollah, si concentra l’attenzione globale. Mojtaba non è mai apparso in pubblico, nemmeno in un video discorso. Fonti dell’intelligence israeliano lo descrivono ferito, sfigurato e spaventato. Secondo il New York Times sono stati gli apparati di sicurezza a impedire a Mojtaba di mostrarsi ai funerali del padre, per timore di un attentato israeliano. La sua assenza alimenta però dubbi sulla distribuzione di potere in Iran e, in un momento di lotta interna tra falchi e moderati, e sul reale centro decisionale del Paese.
A guidare la preghiera funebre di oggi per Khamenei e i quattro membri della famiglia uccisi nel raid è l’ayatollah Jafar Sobhani, una delle più alte figure religiose dell’Iran. Accanto alla bara di Khamenei c’è quella della nipote Zahra Mohammadi Golpayegani, che aveva solo 14 mesi quando è stata uccisa nel raid. Presenti alla cerimonia anche il presidente Masoud Pezeshkian, il presidente dell’Assemblea consultiva Mohammad Bagher Ghalibaf e il capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei. All’evento ci sono anche il comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, Esmail Qaani, e il comandante delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi. Le autorità prevedono una partecipazione totale di 15-20 milioni di persone solo a Teheran.










