Bologna guida il progetto da dieci milioni di euro per il trapianto di fegato che si svilupperà al Policlinico Sant’Orsola, una vera eccellenza in questo settore. Quando sento criticare la sanità emiliana vorrei ricordare aspetti come questo. L’attività dei trapianti a Bologna ha pochi rivali in Italia. Dobbiamo fare di tutto affinché questa realtà, che coinvolge le strutture sanitarie e l’università, sia mantenuta e sviluppata.

Cesare Ronchi

Risponde Beppe Boni

La sanità emiliana è complessivamente all’avanguardia, soprattutto dal punto di vista clinico. Ne è prova il massiccio turismo sanitario verso gli ospedali della regione. Ci sono quindi luci, ma c’è anche qualche ombra. Il nodo delle liste d’attesa non si risolve e le file si allungano, i ticket dei farmaci sono aumentati. E qui la responsabilità è in capo alla politica e agli amministratori, bacchettati dalla Corte dei Conti: troppi sprechi, troppi soldi spesi male. Ma sui trapianti, per esempio, l’Emilia Romagna è leader in Italia. Il progetto da dieci milioni di euro per i trapianti di fegato al Sant’Orsola come alternativa chirurgica per le metastasi epatiche è solo l’ultimo traguardo di eccellenza. La rete ospedaliera regionale gestisce centinaia di interventi all’anno (oltre 500 solo di recente) e registra una delle percentuali di opposizione alla donazione più basse d’Italia. Per i trapianti di fegato i centri specializzati, in particolare l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, sono all’avanguardia. Sul rene sono stati ottenuti risultati storici con trapianti sia da donatore cadavere che da vivente. Il Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna è riconosciuto come uno dei migliori centri per il trapianto cardiaco a livello nazionale, con ’satelliti’ di grande valore come il reparto dell’ospedale di Bentivoglio. In aprile sono stati effettuati sette trapianti di organi in Emilia-Romagna in sole 24 ore: a Bologna, Modena e Parma.