Accanto a George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, un quinto volto: quello di Donald Trump. Alla vigilia dei 250 anni dell'indipendenza, dal famosissimo Monte Rushmore il capo della Casa Bianca ha diffuso su Truth Social un video generato dall'intelligenza artificiale: il monumento riprodotto in oro, con il suo profilo aggiunto ai padri della patria e una voce narrante — artificiale, ma la sua — che promette (o minaccia): «Sarò il più grande presidente per molti, molti anni a venire».Un tono di parte che ha dominato anche la giornata di ieri, il 4 luglio, quando per la prima volta un presidente ha preso la parola per la festa dell’indipendenza trasformandola da una celebrazione di unità in un comizio pensato per scaldare la propria base in vista delle elezioni di midterm. Non a caso Trump ne aveva anticipato i toni la vigilia mettendo gli americani in guardia dalle «minacce crescenti della sinistra politica» e bollando il comunismo come «un pericolo mortale per la libertà americana». Ma ieri, oltre alla politica, contro Trump ha giocato anche il tempo. Il discorso previsto sul National Mall è stato rimandato fino a tarda notte a causa di violenti temporali su Washington. Poco dopo le 19, gli organizzatori e le forze dell’ordine hanno ordinato l’evacuazione dell’area per l’arrivo di una serie minacciosa di temporali, costringendo migliaia di persone a cercare riparo nei musei, nelle stazioni della metropolitana e negli edifici federali attorno al Mall. Al Ronald Reagan Building molti partecipanti hanno atteso seduti sulle sedie o per terra. Il Secret Service ha interrotto temporaneamente i controlli di sicurezza, mentre alcuni sostenitori del presidente si rifiutavano di lasciare l’area e scandivano slogan patriottici sotto il cielo sempre più scuro.Solo dopo diverse ore, intorno alle 23.30 locali (erano le 5.30 in Italia) Trump e Melania sono saliti sul palco sul National Mall, ed è iniziato il lungo discorso del presidente. "Siamo un solo popolo, una sola famiglia con una sola bandiera e, come ci insegna la nostra Dichiarazione di Indipendenza, siamo tutti creati a immagine di un unico Dio Onnipotente". Trump ha proseguito: "Si stimava la presenza di 375.000 persone prima che tutti dovessero allontanarsi. E ora ci sono 150.000 persone. È una cosa incredibile, mai vista prima!", ha aggiunto. "Per 250 anni, gli Stati Uniti d'America sono stati la speranza, la promessa, la luce e la gloria tra tutte le nazioni del mondo e, con l'aiuto di Dio, possiamo continuare a esserlo o addirittura migliorare. Qui, sul nostro National Mall, celebriamo il trionfo della libertà sulla tirannia, la vittoria della libertà sull'oppressione e il successo duraturo dello spirito americano, dal 4 luglio 1776 al 4 luglio 2026. Stasera, il nostro Paese è più forte, più libero, più ricco, più sicuro e più orgoglioso che mai", ha proseguito tra gli applausi. Poi ha ha ribadito il diritto a possedere le armi, citando il Secondo emendamento. L'America ha "annientato" Iran e Venezuela, ha anche detto, e "non vogliamo comunisti".Save America Act, guerra all'Iran e posti di lavoro: il "sogno americano" di Donald Trump nel suo discorso, durante il quale il presidente degli Stati Uniti ha snocciolato tutti i suoi temi classici: dalla celebrazione dell'imprenditorialità americana, alla condanna dei comunisti, all'esaltazione dei suoi successi durante il mandato. "Il sogno americano è tornato", dice alla folla esultante, sostenendo che le forze armate e di polizia siano inondate di nuove reclute, il che significa che ora è "difficile" trovare lavoro in questo settore. Il discorso del tycoon ha toccato anche i punti principali del suo programma legislativo: le riforme elettorali del Save America Act e l'ordine esecutivo che tenta di abolire la cittadinanza per diritto di nascita, nonché gli sforzi per proteggere il Secondo Emendamento, ovvero il diritto di portare armi. Trump ha dichiarato che l'approvazione di una legge, il cosiddetto Save the America Act, che imponga l'obbligo di documento d'identità per votare è necessaria per mantenere grande l'America. "Tutti gli elettori dovranno fornire un piccolo documento chiamato prova di cittadinanza, e non ci saranno più schede elettorali per corrispondenza, tranne che per malattia, disabilità, dispiegamento militare o viaggi, e non ci saranno più brogli elettorali", ha detto tra gli applausi della folla. "È molto semplice". "Il comunismo è un sistema perdente, e lo sarà sempre - ha detto ancora Trump - Il sistema comunista è l'opposto del sistema americano, e non ha mai funzionato. Ci piace fermare una minaccia del genere immediatamente, prima ancora che inizi, è come un cancro, bisogna estirparla, bisogna estirparla in fretta". Al termine del discorso, durato 40 minuti, le bande congiunte delle forze armate Usa hanno eseguito l'inno nazionale a cui il tycoon, avendo accanto la first lady, ha assistito offrendo il saluto militare. Subito dopo è iniziato lo show degli grandi spettacoli pirotecnici: i cieli di Washington si sono riempite di 850.000 singoli fuochi d'artificio, un numero record per dar vita a uno spettacolo di 40 minuti, senza precedenti.Trump, in effetti, aveva promesso «la festa di compleanno più indimenticabile che un Paese abbia mai visto». Il risultato, anche a causa del tempo, è stato meno scintillante, fuochi d'artificio a parte. La «Grande fiera americana» allestita lungo il Mall di Washington è rimasta quasi deserta durante la lunga giornata, tra caldo torrido, blackout e la ruota panoramica in panne per i generatori. Almeno dieci Stati, quasi tutti democratici, hanno rifiutato di inviare delegazioni e oltre la metà degli artisti previsti, da Martina McBride a Bret Michaels, si è ritirata contestando la natura «trumpiana» dell'evento. Mentre lo specchio d'acqua del Lincoln Memorial, appena ristrutturato per 14,7 milioni con appalti a fornitori vicini al presidente, si tingeva di verde per un’alga, e la vernice «blu bandiera» si scrostava. Trump ha dato la colpa a «vandali».Il segno di parte ha dominato tutta la giornata di festa nella capitale alla quale nessun democratico era stato invitato: il segretario ai Trasporti Sean Duffy se l'era presa con «quei ritardati liberal che ci hanno dato buca», lodando Trump come «il più grande presidente dai tempi di Washington».E mentre Fox News, rete tv vicina al presidente, raccontava di una spianata «gremita di patrioti», le telecamere mostravano un prato quasi vuoto e le immagini parallele delle folle accorse al Madison Square garden di New York per il matrimonio più atteso dell'anno: quello tra Taylor Swift e Travis Kelce.Il confronto con il bicentenario del 1976 è inevitabile. Allora, nonostante le ferite del Vietnam e del Watergate, le celebrazioni furono pensate come un momento condiviso, con la parata delle grandi navi a New York e l'inaugurazione del National Air and Space Museum. Il presidente Gerald Ford rimase sullo sfondo. Questa volta, invece, molti osservatori ritengono che la ricorrenza faccia parte di un progetto di riscrivere la storia americana in chiave di culto della personalità. «Trump non è diverso da Mussolini, che voleva lasciare il suo segno su tutta Roma», dice lo storico di Yale David Blight. Il pessimismo è diffuso: per un sondaggio Reuters/Ipsos il 38% degli americani dubita che il Paese esisterà ancora tra 250 anni, e quasi due su tre temono per la democrazia.Eppure ieri l'America ha festeggiato unita altrove, lontano dal Mall. La commissione bipartisan America250, scavalcata dall'iniziativa trumpiana, ha organizzato un «party di quartiere» con Queen Latifah, Chris Stapleton e gli Smashing Pumpkins. A Chicago Barack Obama ha inaugurato il suo centro presidenziale con una visione inclusiva del Paese e a Independence Hall, a Filadelfia, tantissimi hanno visitato la stanza dove un quarto di millennio fa un gruppo di uomini ebbe il coraggio di dichiarare la nascita di un nuovo Paese fondato sul motto e pluribus unum: dai molti, uno.
«Il sogno americano è tornato»: e la festa dell'Indipendenza diventa il comizio di Trump
Rimandato di diverse ore il discorso del presidente a causa del maltempo. Poi i temi da campagna elettorale, con la celebrazione della "vittoria" su Venezuela e Iran e il diritto di portare armi











