Il Semiquincentennial degli Stati Uniti, i 250 anni dalla Dichiarazione d'Indipendenza, si è aperto venerdì sera non con un discorso istituzionale bensì con un comizio. Donald Trump ha parlato per circa trenta minuti davanti al Mount Rushmore, in South Dakota, e più che celebrare la storia del Paese ha scelto di lanciare l'ennesimo allarme sulla presunta minaccia comunista, a poche ore dal suo secondo discorso, quello di sabato al National Mall di Washington, annunciato dal presidente stesso sui social come "il più spettacolare TRUMP RALLY di tutti i tempi".Al centro dell'intervento, un'identità americana sotto assedio. "Vediamo la nostra identità americana sotto un rinnovato attacco", ha detto Trump, sostenendo che "una generazione dopo aver combattuto e vinto la Guerra Fredda contro la minaccia del comunismo, assistiamo ora a una rinascita della minaccia comunista nel nostro Paese", alimentata a suo dire anche da "nuovi arrivati che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita". Non contento, il presidente è tornato sul concetto poco dopo, parlando di un tentativo, portato avanti "negli ultimi anni", di "cambiare questo carattere eccezionale, di strapparci lo spirito americano, di allontanarci dalla nostra storia".Sul comunismo Trump ha scelto parole nette: "È una minaccia mortale per la libertà americana". E lo ha definito "la minaccia più grave che il nostro Paese abbia mai affrontato, superando persino la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, Pearl Harbor o l'11 settembre". E ancora: "Si può essere leali a Karl Marx oppure all'America. Si può essere comunisti o patrioti. Non si può essere entrambe le cose".Il bersaglio politico è apparso presto chiaro: i democratici, e in particolare l'ala socialista del partito che nelle ultime primarie di New York ha raccolto consensi crescenti — un riferimento neppure troppo implicito al sindaco Zohran Mamdani. "Il Partito Comunista è composto da immigrati clandestini, criminali e da chiunque non debba lavorare", ha detto Trump, aggiungendo che "il comunismo è un fallimento. Lo è sempre stato e lo è tuttora. È un fallimento totale". "L'America - ha aggiunto - non sarà mai un Paese comunista".Il passaggio più esplicitamente elettorale è arrivato però legato al voto: "Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se lo permettiamo, se siamo sciocchi, stupidi e imprudenti", ha detto Trump, invocando l'abolizione dell'ostruzionismo al Senato per approvare il SAVE America Act — la legge, ferma per mancanza di voti, che imporrebbe prova di cittadinanza e documento d'identità per votare. "Se aboliamo l'ostruzionismo, come dovremmo fare, e votiamo immediatamente per il Save America Act, allora non perderemo un'elezione per 100 anni", ha assicurato ai suoi.Le opposizioni non hanno taciuto: diversi esponenti democratici, incluso il governatore del Maryland Wes Moore, hanno criticato la scelta di trasformare una ricorrenza tradizionalmente bipartisan in una vetrina personale del presidente, sottolineando anche i rischi legati all'ondata di caldo estremo che ha già costretto ad annullare parate a Philadelphia e Washington. Sul fronte opposto, lo stesso giorno, Mamdani ha pronunciato un discorso per il 4 luglio incentrato sui diritti degli immigrati, mentre da Roma il primo Papa americano, Leone XIV, ricevendo la Liberty Medal, ha richiamato la dignità dei migranti e l'idea di una nazione ancora «in cammino» verso i suoi ideali fondativi.
Trump trasforma il 4 luglio in un comizio: l'incubo comunista e l'identità Usa "sotto attacco"
Il presidente ha aperto le celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza con un discorso di quasi mezz'ora al Mount Rushmore, tutto giocato su toni da










